Cattolico, l’Obbedienza non è Facoltativo

“Tu sei Pietro, e su questa roccia costruirò la mia Chiesa, e le porte degli’Inferi non prevarranno contro di Essa”.

Recentemente abbiamo ricevuto il dono di un nuovo Santo Padre, capo della nostra Chiesa: Papa Leone XIV, il primo Papa americano. Ancora più grande è il dono datoci dal nostro Signore stesso mentre camminava ancora tra i suoi: il papato, Suo rappresentante in terra, non meremente una funzione spirituale, ma la garanzia visibile dell’unità, la verità e la salvezza, finchè Egli non tornerà.

Nostro Signore non ci ha lasciati nel buio teologico dopo essersi tornato al Padre: ci ha donato Pietro e i suoi successori, istruendoli di insegnare con autorità e guidare e proteggere la gregge del Signore con un mandato divino.

Il Concilio Vaticano I° insegna definitivamente che ” il Papa è il principio di unità nella Chiesa.” Ergo: nessun Papa, nessuna unità. Non potrebbe essere più semplice. Il Papa Leone XIII° ha definito il ruolo del Papa come “il sicuro interpretatore dei comandamenti di Dio, e la guida sicura per il popolo dei fedeli”. Il Catechismo di Baltimore dice: “Qualsiasi cosa che insegni il Papa su qualsiasi materia, si può essere abbastanza certo che abbia ragione”. Dovremmo avere il massimo rispetto per le opinioni e i consigli del Santo Padre in qualsiasi materia. Non dovremmo contrastare né la nostra esperienza né la nostra sapienza limitata con le sue. Come credenti nel mandato pietrino, dovremmo riconoscere che abbia più previdenza di noi, e dovremmo essere grati quando egli ci avverte contro certi pericoli intrisici di alcuni movimenti politici o altro.

Nostro Signore è venuto per redimerci dal peccato, ma solo se crediamo in Lui e lo obbediamo. Quest’obbedienza non è astratto, ma concreto, significando anche l’obbligo di seguire Pietro. Per rassicurarsi che i suoi seguaci non sarebbero rimasti in preda ai lupi prima del suo ritorno, Nostro Signore ha delegato il ruolo dell’insegnamento ai suoi discepoli, posizionando Pietro al capo. Ha promesso che lo Spirito Santo avrebbe vigilato e protetto quest’autorità per prevenire l’inganno dei credenti.

Questo è l’attributo della Chiesa di indefettibilità, non teorico, ma reale.

Oggi, con l’elezione di Leone XIV, ci è sembrato naturale ipotizzare che tipo di Papa egli sarà: sarà come uno dei suoi predecessori? Indifferentemente a questo fatto, la nostra risposta deve essere solo una: l’obbedienza, la sottomissione, la fiducia. Comprendendo anche che il Papa non può cambiare né la fede né i morali, a prescindere di ciò che i giornalisti vorrebbero farci credere. Può cambiare la disciplina, può cambiare le pratiche religiose, ma mai la fede né i morali.

In considerazione di ciò, prendiamo come esempio la famosa intervista di ’60 minutes’ durante cui Papa Francesco ha chiaramente sostenuto gli insegnamenti della Chiesa, portando la conduttrice delusa a dichiarare che “non c’è nulla di nuovo nella Chiesa: ha cambiato la sua melodia, ma non le liriche”. Da notare tristemente che quest’affermazione è stata compresa dalla conduttrice, ma non dal mondo cattolico.

Da notare anche che in questo caso particolare, Francesco non stava esercitando la sua autorità di insegnamento, cioè, il Papa può parlare in due maniere: come persona privata, o nella sua capacità ufficiale d’insegnamento (nei Concili, le Encicliche, i bolli papali, le esortazioni apostoliche, etc). Un’esempio sarebbero i libri pubblicati di Benedetto XVI durante il suo papato, ove esplicitava che scrivesse come teologo privato, senza esercitazione della sua autorità di insegnamento papale.

Questo fatto confonde molti cattolici, ma le dichiarazioni informali di un Papa non legano tutti i cattolici nella sua capacità ufficiale di insegnamento. Come ogni forma di comunicazione, bisogna capire il contesto. Quindi, se un bambino ha domandato a Papa Francesco se il suo papà malato, ateo, sarebbe andato in paradiso, e Papa Francesco ha risposto dicendo che il Signore non avrebbe dimenticato del suo papà, non sta promulgando un’insegnamento alla Chiesa intera, e nessun è costretto a crederlo.

Ricordiamo anche che il Papa non è esclusivamente il capo della Chiesa: è anche il vescovo di Roma, e quindi se produce della legislazione per i membri della sua diocesi, non significa necessariamente che questi leggi siano applicabili alla Chiesa intera.

Come dovrebbero ragionare i Cattolici? Quando ascoltiamo il Papa, dovremmo pensare ” Sta parlando mio padre, e quindi dovrei fare attenzione”. Poi si passa succesivamente a riflettere su la natura del suo discorso, chiedendo a noi stessi: “Sta discutendo della Fede e la moralità, con l’intenzione svolto all’insegnamento vincolante per tutti i Cattolici?” Molti conflitti potrebbero essere evitati, se i cattolici si ponessero queste domande.

Non affidatevi alla media mainstream, e non affidatevi ai vostro podcaster preferiti: procedete direttamente al sito del Vaticano e leggete il documento in discussione, e osserverete che non è quasi mai ciò di cui discutano così animatamente. Ricordate che i giornali – insieme con i canali cattolici e i podcaster cosidetti cattolici – sono delle attività comericiali in ricerca di profitti, per cui non possiamo essere certi che abbiano a cuore la salvezza delle nostre anime. Devono vendere libri, far defluire denaro su i loro conti sul Patreon, aumentare i likes, quindi non bisogna essere così naif di seguire l’onda delle emozioni, semplicemente perche questi si dichiarano di essere cattolici.

Esiste un’opinione crescente tra cattolici – sopratutto coloro che amano la tradizione – chiamato “Riconoscere e Resistere”. Questa linea di pensiero sostiene che possiamo al coltempo riconoscere la legittimità del Papa e rigettare i suoi insegnamenti autorevoli. Siamo chiarissimi: se tu ti consideri un cattolico ‘tradizionale’, e mantieni questa posizione, sostieni la posizione più radicale e meno ‘tradizionale’ che esista. Il Papa Leone XIII° ci ha avvertito: ” è di dare prova di una finta sottomissione lontano dalla sincerità, stabilire una sorte di opposizione tra un Papa e un altro. Coloro che quando sono costretti a scegliere tra due diversi direttive, scelgono di rigettare quello del presente, per aggrapparsi al passato, non danno segno di obbedienza all’autorità che possiede il diritto e l’obbligo guidarli.” Più semplicemente: se sembra che il Papa contradica un predecessore, possiamo essere certi che non sia così. Possiamo affidarci agli insegnamenti del nuovo Papa evitando dei memes, dei ‘tagli e cuci‘ di immagini per sostenere un nostro punto di dibattito. Perche questo non è il Cattolicesimo, ma la ribellione.

Il vero Cattolicesimo si incorpora nelle parole del dottore della Chiesa, Santa Caterina di Siena, audace riformatrice del suo tempo. Le sue parole sono difficilissimi, ma non per questo non dobbiamo citarla, ma siamo costretti a ponderare il significato delle sue parole: “Anche se il Papa fosse il Diavolo incarnato, non dovremmo alzarci contro di esso, ma invece, essere preparati a riposarsi contro il suo seno.” Tenete conto del periodo corrotto in cui viveva la Santa Caterina, che abbondava anche di scandali ecclesiastici. Ma lei non ha mai perso di fiducia nella guida divina della Chiesa.

Non è grazie alla virtù personale del Papa, ma grazie all’ufficio affidato a Pietro e i suoi successori, che quella guida divina permane. Se noi colpiamo quell’unità visibile, siamo colpevoli di ferire il corpo del Nostro Signore, e cadremo velocemente in errore. E quindi preghiamo, soffriamo insieme con la Sua Chiesa, ponendo la nostra fede nella convizione che il Nostro Signore è ancora al timone, anche durante la tempesta.

Molti presumano che la correzione di Santa Caterina fosse un atto di ribellione, ma di fatto fu un implorazione filiale, colmo di rispetto, per la riforma. Senza mai rigettare l’autorità papale, o creare divisione. Santa Caterina chiamava il Papa “dolce Cristo in terra”, proprio mentre lo implorava di comportarsi diversamente.

Sant’Ignazio di Loyola dedicò un’intera sezione dei suoi esercizi all’attitudine corretto che i cattolici dovrebbero avere verso il Papa e il Magisterium. Chi ha partecipato a un ritiro degli Esercizi, ricorderà di queste regole: “Regola 1, Con tutto il nostro giudizio, dovremmo mantenere una disposizione delle nostre menti, pronte all’obbedienza IN TUTTO riguardante la Chiesa gerarchica; Regola 9, Dovremmo lodare tutti i precetti della Chiesa, mentre al contempo manteniamo le nostre menti in stato di prontezza, per cercare dei motivi per difenderli, e non per attaccarli in qualsiasi maniera; Regola 10, Dovremmo essere inclinati ad approvare e lodare i decreti, raccomandazioni e comportamenti dei nostri superiori, piuttosto che criticarli; Regola 13, Per essere giusti in ogni cosa, dovremmo sostenere che ‘il bianco che vedo, diventa nero se così decide la Chiesa gerarchica.” Chiaramente, Sant’ Ignazio utilizzava in questo esempio iperbolico una technica analoga al nostro Signore, mentre dichiarava ” Se la tua mano ti induce a peccare, tagliala via”. Allora, la riconscenza dei colori non è una questione di fede, morali o la disciplina, ma Sant’Ignazio sta dicendo che dovremmo sottomettere il nostro intelletto al Papa, e ciò significa che dovremmo creder ciò che dice il Papa, e obbedirlo. Così crede un vero cattolico tradizionale.

“Riconoscere ma Resistere” è l’ennesima schisma di natura protestante, cammufata dall’odore di incenso e le preghiere in latino (che pure si trova nella Chiesa Alta Anglicana). E ‘ costruito sullo stesso errore: il giudizio privato. I protestanti dichiarano: “Solo Scrittura”; Gli Ortodossi orientali dichiarano: ” Solo i Padri”; “Riconoscere ma Resistere” dichiara: “Solo il Magisterium del passato”. Nessuno di questi tre posizioni è cattolico. E tutte e tre compiano lo stesso errore fondamentale: il regetto del Magisterium vivente della nostra Chiesa. Tutte e tre rigettano il Papa come regola di Fede.

San Francesco de Sales ha riconsciuto questo errore 400 anni fa, nel suo libro “Controversie Cattoliche”. L’ha chiamato l’argomento invincibile per ridurre a tacere tutte le eresie. “Quando esiste un dubbio, portatelo alla Chiesa.” E il Papa e la testa di questa Chiesa. Non esiste un’autorità in terra superiore al Papa, a cui appellarsi, e così l’ha intenzionata Nostro Signore. Come si dice in latino Prima sedes a nemine iudicatur: la prima sede non viene giudicato da nessuno.

E se un Papa dovesse dire qualcosa che suscita la confusione, l’ambiguità? Il Papa Pio VI° ha spiegato che “Quando diventa necessario esporre delle dichiarazioni che mascherano qualche errore o pericolo, dietro il velo dell’ambiguità, bisogna denunciare il significato perverso sotto cui l’errore sembra cammufato.” Ossia: non rigettiamo l’insegnamento del Papa, ma l’interpretazione eretico. Dobbiamo sempre interpretare i suoi insegnamenti sotto la lente della carità , l’ortodossia, e in continuità con i suoi predecessori.

Attraverso tutta la storia della Chiesa, i santi, i teologi e i Papi hanno sostenuto enfaticamente e ripetutamente la necessità di sottomettersi agli insegnamenti dei Papi, anche quando non sono infallibili: questo si chiamo la sottomissione religiosa dell’intelletto e la volontà, ed è assolutamente necessario. perché senza questa sottomissione, non esiste l’unità, ma solo la confusione, le controversie, le contradizioni, la divisione.

Cosa succederebbe se ogni cattolico diventasse un ‘Pope checker‘? O in altre parole, se ogni cattolico decidesse di decidere per se stesso, cosa credere e cosa non credere? Il risultato sarebbe il Protestantesimo, il chaos; il Modernismo stesso condannato da Papa Pio X. Egli insegnò: “Quando amiamo il Papa, non esistono discussioni riguardante ciò che egli ordina o richiede.” Più chiaro di così.

I cattolici non sono liberi di giudicare il Papa. Noi siamo le pecore, ed egli è il Pastore. Autori di articoli e podcasters su youtube possano condividere degli informazioni – speriamo degli informazioni corrette, equilibrate, intelligenti – riguardante la nostra fede, ma alla fine, non sono il Papa. Il Papa insegna, commanda, e noi dobbiamo seguire.

Il Nostro Signore ha scelto Pietro per essere l’autorità finale su questioni di Fede, Morali e la disciplina, e anche se un prete o un vescovo dice che puoi dissentire dal Papa, sono loro a cui andrebbe posto resistenza, non il Papa.

Come scriveva San Paolo ai Galati: “Se qualcuno predicasse un Vangelo diverso, che sia anatema”. Ironicamente, molti di oggi utilizzano questo stesso verso per giustificare il loro dissentire dal Papa. Ma in primis furano i Donatisti, scismatici che si sono distaccati dalla Chiesa nei tempi di Sant’Agostino; seguiti da Lutero, che citava questo stesso verso mentre si staccava da Roma.

Molti utilizzano anche il caso di San Paolo che coregge pubblicamente San Pietro, come giustificazione per il loro dissentire dal Papa, ma è sempre la stessa storia. Quest’argomento fu utilizzato dagli Ortodossi, poi in seguito da Lutero e Calvin, per il loro abbandono della Chiesa. Sembra che i tradizionalisti non si rendano conto che i loro argomenti, la loro terminologia derivino dagli argomenti di eretici e scismatici.

Un altro esempio ancora è il termine ‘ultramontanismo’, significando che il Papa è oltre i monti, sopra ogni imperfezione. Questo termine fu coniato dai protestanti, con l’intenzione di travisare la nostra fede. Ogni cattolico fu considerato quindi un ‘ultramontanista’, per il semplice fatto di obbedire il Papa. (Ma posso ipotizzare numerosi tradizionalisti che mi accuserebbero di ultramontana per questo articolo).

Questi stessi tradizionalisti indicano Sant’Atanasio per giustificare il loro dissenso verso il Papa, ma Sant’Atanasio non rigettò mai l’autorità del Papa – al contrario – fu esiliato numerose volte per aver difeso la Chiesa, e rimase sempre in comunione con il vescovo di Roma. Infatti, fu sostenuto dai Papi Giulio e Liberio, e appellò al Papa come autorità finale contro gli eretici Ariani. Sant’Atanasio fu fedele alla Chiesa: non fu mai ribelle contro la Sua autorità.

La Storia si ripette, e ogni schisma comincia nella stessa maniera: “Io so meglio del Papa . . .”

Ma il Concilio Vaticano I° è stato succinto: “Chi nega che il Papa abbia suprema autorità sulla dottrina, le morali e la disciplina, sia anatema”.

Questo discorso ci porta alla questione della Messa Tridentina. Il Papa Pio XII scrisse: “Soltanto il Papa gode del diritto di riconoscere e stabilire qualsiasi pratica toccante le devozioni religiose del Culto di Dio.” Per richiedere modificazioni, il Concilio di Trento insegnò: “La Chiesa può, secondo le circostanze, cambiare qualsiasi cosa Essa giudichi la più espediente.”

Possiamo pregare che la Messa in latino rifiorisca, ma se viene soppresso dal Papa, noi dobbiamo sottometterci con obbedienza alla sua decisione, perché seguiamo il Cristo, e il Cristo parla attraverso Pietro. E qui è la nostra speranza: non potremmo mai essere confusi dagli insegnamenti ufficiali del Papa. Mai. Questo è l’insegnamento dello Spirito Santo, e il charisma di sicurezza donato ESCLUSIVAMENTE al Successore di Pietro.

Ricordiamoci che adoriamo il Nostro Signore, e non la liturgia stessa. Che non significhi che la liturgia non sia importantissimo, come stabilisce l’axioma Lex orandi, lex credendi. Ma tuttavia possiamo restare certi che quando qualsiasi rito approvato dalla Chiesa è celebrato correttamente, non esiste un rito promosso dalla Chiesa che possa essere dannosa o portare all’Inferno. E’ semplicemente impossibile.

C’è chi dichiara che lascierebbe la Chiesa, se venisse sorpresso il rito in latino, dimostrando che questo genere di individuo adori il rito, invece di seguire Cristo e la Sua Sposa, la Chiesa. In altre parole, sono disposti a scambiare la sostanza della fede con le incidenze. Se possiamo frequentare la messa in latino, è grazie all’autorità e permesso Papale. Come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, articolo 892: “L’assistenza Divina è donato quando il Papa esercita il Magisterium ordinario, e noi fedeli siamo obbligati ad aderire con consenso religioso – diverso dal credere con fede divina, ma una sua estensione.” Il papa può parlare privatamente. Può fare commenti personali, e certamente, come persona privata, è capace di compiere errori, come tutti noi. Quindi, non sono tutti infallibili le sue dichiarazioni, ma il nostro primo atteggiamento non dovrebbe mai essere di attaccarlo, o mettere in dubbio il suo Ufficio – comportamenti che abbiamo testimoniato in questi ultimi periodi. Quando insegna ufficilamente – anche nel Magisterium ordinario – siamo legati dalle nostre coscienze a obbedire. E quando parla privatamente, dovremmo cercare di interpretare le sue parole attraverso una lente di carità e tradizione.

Troppo spesso cadiamo nella trappola di osservare la Chiesa con uno sguardo politico. Tanti sono pronti a difendere il leadership del loro partito politico – spesso in circostanze sospette – ma le stesse persone non sono disposte a cedere un grammo di carità o fiducia al nostro Santo Padre. Quante persone rinunciano alla propria cittadinanza quando viene eletto un partito non di loro gradimento? Nessuno. E invece ci sono dei cattolici disposti a rinunciare alla loro propria cattolicità, perche sono in disaccordo con il Papa. Ma quest’è la tradizione della nostra Chiesa, o un assurdità, un’abbominazione?

Genitori, immaginate se ogni vostra dichiarazione venisse messo in discussione, guardato con sospetto, come potrebbe funzionare il normale andamento di una famiglia, una casa? Se proprietario di un’impresa: immagina che i vostri dipendenti non seguissero le vostre direttive; che disastro sarebbe? Sappiamo che nessun genitore, libero professionista, nessun re o regina, primo ministro o presidente, è protetto da una charisma della sicurezza. E’ dato solo al Papa. Nostro Signore non ha dato il potere di interpretazione ai laici: Gli ha dato agli apostoli e i suoi successori- il nuovo Papa incluso.

Amiamo la tradizione. Ma se cerchiamo di seperarlo dal Magisterium vivente, lo perderemo nelle sua totalità. Dovremmo tra l’altro essere cauti nel accettare delle etichette, come ‘tradizionale’ o ‘liberale’; dovremmo volere essere semplicemente dei Cattolici: niente di più, niente di meno.

Per quanto possa diventare buio il futuro, per quanto sia confuso sia il mondo che la Chiesa, sappiamo dove dobbiamo andare: al nostro Papa. Il Nostro Signore parla attraverso di lui, lo Spirito Santo lo protegge. Ricordando le parole dei vescovi al Concilio di Calcedon, dopo aver letto il tomo di Leone – un documento scritto da Papa Leone il Grande a Flaviano, vescovo di Costantinopoli, I reverendi vescovi escalmarano : “Questo è la fede dei Padri! Questo è la fede degli Apostoli. Così crediamo. Così credono gli Ortodossi. Anatema a colui che non crede così.”

Ed è così che Pietro ha parlato attraverso Leone: questo è la fede vera. E così credono costoro che sono dei veri tradizionalisti. Questo è la fede dei Padri. Oggi queste parole sono ancor più significativi, in considerazione del nome scelto dal nostro nuovo Santo Padre. Così come Pietro parlo ò attraverso le parole di Leo il Grande più di 1500 anni fa, ci parlerà ancora attraverso le parole di Leone XIV. Oggi ha asceso sul trono, nel giorno di due feste significative: St Michele Arcangelo, cui preghiera composta da Leone XIII° è noto a tutti. Chiediamo al Guardiano celeste e Difensore dell’onore di Dio, per il suo intercessione e protezione contro qualsiasi cosa che cerca di dividere la Chiesa; Su alcuni calendari è anche la Festa della Madonna, Mediatrice di tutte le Grazie. E’ significativo che questo suo attributo potrebbe essere dichiarato dogma dal nostro nuovo pontefice. Vedremo. Ma intanto la chiediamo la sua intercessione, che tutti i cattolici riconoscano che lo Spirito Santo abbia scelto questo Papa come Pastore della Sua Chiesa, specificamente per quest’ora della Storia. E che noi fedeli possano aver cuori sufficentamente umili per riconoscere la voce del Buon Pastore che parla attraverso Pietro, e il corraggio di seguirlo ovunque ci porti.

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